Sabato XIII Settimana del Tempo Ordinario
Am 9,11-15 Sal 84 Mt 9,14-17
I giudei e i discepoli di Giovanni digiunavano “molte volte”. La Legge in realtà prevedeva un solo giorno di digiuno durante l’anno, per la festa dello jom kippur. Evidentemente c’era in loro un desiderio di novità. Ma la novità che Gesù viene a portare è questa: la vita in pienezza non si conquista con l’obbedienza ad una legge, ma si accoglie nella relazione con Lui, lo Sposo dell’umanità, che sempre e nuovamente viene a portare la gioia. Ogni giorno la realtà della vita porta con sé “digiuni” e gioie, motivi per chiedere perdono e inviti a un amore più pieno. Ogni giorno il Signore viene a portare la novità del suo amore: è questo suo amore che ci redime, ci rinnova e ci rende capaci di amare gli altri.
Dalla Leggenda dei Tre Compagni [FF 1402]
Terminato il banchetto, uscirono da casa… Gli amici lo precedevano tutti insieme, cantando per la città; [Francesco] camminava poco dietro di loro, ma invece di cantare era assorto nelle sue meditazioni. D’improvviso il Signore lo visitò e il suo cuore fu colmo di tanta dolcezza, che non poteva muoversi né parlare e non riusciva a sentire o percepire se non quella soavità che lo aveva estraniato da ogni sensazione fisica, tanto che (come poi ebbe a confidare lui stesso) non avrebbe potuto muoversi da quel posto anche se lo avessero fatto a pezzi. I suoi amici, voltandosi e scorgendolo rimasto così lontano, tornarono da lui e restarono trasecolati nel vederlo mutato quasi in un altro uomo.
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