Mercoledì XV Settimana del Tempo Ordinario
Is 10,5-7.13-16 Sal 93 Mt 11,25-27
San Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa
Il profeta Isaia ci riporta parole severe. Dio, infatti, vuol mettere in guardia il popolo di Assiria dal male della superbia. Questo popolo ha saccheggiato, depredato, distrutto un altro popolo, dimenticando la potenza di Dio. È come se il bastone volesse brandire chi lo impugna…O la scure vantarsi contro chi taglia. Sarebbe assurdo… Eppure accade proprio questo quando l’uomo conta solo su di sé e dimentica Dio. Ecco perché la gioia e la gratitudine di Gesù verso il Padre è per quelli che lui chiama “piccoli”, per chi sa di essere figlio, di non bastare a sé stesso, di avere bisogno di un altro per vivere. I piccoli del Vangelo, quando incontrano Gesù, se ne sentono profondamente attratti. Non solo perché risponde alle loro esigenze, fragilità, malattie, ma, prima ancora, perché da Lui si sentono profondamente accolti, ascoltati, amati. Hanno l’intima certezza che ciò che gli manca è lì davanti a loro. Credono che, fidandosi di Lui, davvero tutto è possibile.
Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1328]
In verità, questo mistero grande e mirabile della croce, nel quale i carismi della grazia, i meriti delle virtù, i tesori della sapienza e della scienza sono nascosti così profondamente da risultare incomprensibili ai sapienti e ai prudenti di questo mondo, fu svelato a questo piccolo di Cristo in tutta la sua pienezza, tanto che in tutta la sua vita egli ha seguito sempre e solo le vestigia della croce, ha conosciuto sempre e solo la dolcezza della croce, ha predicato sempre e solo la gloria della croce.
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