Giovedì XI Settimana del Tempo Ordinario
Sir 48,1-4 Sal 96 Mt 6,7-15
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dice che «attraverso la preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci viene rivelato il Padre» (CCC 2783). Infatti, più preghiamo il Padre con abbandono fiducioso, più ci scopriamo figli amati e più conosciamo la grandezza del suo amore. Ci ricorda Papa Leone che “il Signore ci ascolta sempre quando lo preghiamo e che, se a volte ci risponde con tempi e in modi difficili da capire, agirà con una sapienza e con una provvidenza più grandi, che vanno al di là della nostra comprensione”. Perciò rinnoviamo la nostra fiducia nella preghiera con abbandono fiducioso. Nella preghiera del Padre, però, oltre a sentirci confermati nell’essere figli amati, noi ci impegniamo a restituire il dono dell’amore, accogliendo e servendo i fratelli che il Signore ci pone accanto ogni giorno. Lasciamoci dunque “trasformare dalla sua bontà, dalla sua pazienza, dalla sua misericordia, per riflettere come in uno specchio il suo volto nel nostro”. (Papa Leone XIV)
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 597]
Dietro consiglio del vescovo della città, uomo molto pio che non riteneva giusto utilizzare per usi sacri denaro di male acquisto, l’uomo di Dio restituì al padre la somma, che voleva spendere per il restauro della chiesa. E davanti a molti che si erano lì riuniti e in ascolto: «D’ora in poi, esclamò, potrò dire liberamente: Padre nostro, che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone. Ecco, non solo gli restituisco il denaro, ma gli rendo pure tutte le vesti. Così, andrò nudo incontro al Signore». O anima nobile di un uomo, al quale ormai basta solo Cristo!
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