Mercoledì III Settimana del Tempo di Pasqua
At 8,1-8 Sal 65 Gv 6,35-40
“Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve e sulle mie alture mi fa camminare” (Ab 3,19)
Dalla lettura degli Atti, capiamo che gli apostoli avrebbero tutte le ragioni per sentirsi desolati, senza forze. Sono odiati e perseguitati, eppure vanno di luogo in luogo, guariscono, annunciano il Vangelo, portano vita ovunque. L’incontro con il Risorto ha fatto emergere energie inattese. Ma soprattutto ha segnato la direzione precisa della loro esistenza: rivedere il Signore e vivere con Lui per l’eternità. L’incontro con il Signore, il dialogo con Lui, chiarisce la direzione del cammino. Allora si rafforza la determinazione delle scelte, delle azioni, delle parole. Il cuore è più libero, e si liberano anche creatività, attenzione, intelligenza. Papa Francesco diceva: “il vero significato del nostro esistere terreno sta alla fine, nell’eternità. Se noi pensiamo a questo incontro, anche le piccole preoccupazioni quotidiane sono illuminate dalla speranza”. Gli apostoli vanno di luogo in luogo. Oggi forse anch’io posso lasciare che il Signore illumini un “luogo” che attende un cambiamento, una direzione decisa, un “pieno” di speranza.
Dalla Lettera a Frate Leone [FF 250]
Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che abbiamo detto lungo la via, le riassumo brevemente in questa parola di consiglio, e non c’è bisogno che tu venga da me per consigliarti, perché così ti consiglio: in qualunque maniera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fallo con la benedizione del Signore Dio e con la mia obbedienza. E se a te è necessario, perché tu ne abbia altra consolazione, che la tua anima ritorni a me, e tu lo vuoi, vieni!
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