Giovedì V Settimana del Tempo di Pasqua
At 15, 7-21 Sal 95 Gv 15,9-11
Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. (Lc 24,29)
In questo invito di Gesù a “rimanere” ritroviamo due movimenti. Il primo è di Gesù che si offre a noi come una dimora stabile, accogliente, fedele. È la roccia, il punto fermo; sempre pronto ad accoglierci, non ritira mai la sua fedeltà. Questa stabilità ci assicura che possiamo contare su di lui. È colui che “rimane” per primo e, rendendoci partecipi di questa carità, rende possibile il nostro radicarci in Lui. Il secondo movimento è appunto quello della nostra libertà di rimanere e di amare: è la nostra risposta. Se noi accogliamo il comandamento dell’amore, il Signore rende possibile, nella nostra storia, un serio progetto di carità. Sarà un cammino paziente, a tratti lento, a tratti impervio, perché mai si finisce di imparare ad amare. È il cammino affascinante dove il Signore ci sostiene e ci sorprende, rilanciandoci, di chiamata in chiamata, alla continua novità dell’amore.
Dalla Lettera ai Fedeli [FF 199-200] Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio. E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimora. E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.
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