Martedì IX Settimana del Tempo Ordinario
2Pt 3,11-15.17-18 Sal 89 Mc 12,13-17
“Volgiti a me e abbi pietà, perché sono povero e solo” (Sal 24,16)
Oggi, nel vangelo, Gesù si trova a dover affrontare farisei ed erodiani che prima lo lodano – “sei veritiero, insegni secondo verità” – poi gli tendono una trappola: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare?” Qualsiasi risposta sarebbe sbagliata: sarà inviso al popolo se dice di pagare, infrange la legge se dice di non pagare. Con saggezza, sceglie di rispondere, di non entrare nella questione, ma neppure di fuggire. Mostra il denaro con l’immagine e l’iscrizione: “di chi è?”, chiede. Ecco la questione vera: di chi sei? a chi ti consegni? Non si tratta di contrapporre Dio e Cesare. Il mondo c’è, Cesare – ovvero la concretezza del mondo con le sue condizioni – c’è. Si tratta di restare di Dio mentre siamo in mezzo alle cose più concrete della vita: i lavori di casa, la salute o la malattia, gli impegni “spirituali” e quelli più concreti. Abbiamo bisogno di vivere la concretezza del mondo consegnati a Dio, con lo sguardo di chi ama il Signore e da lui si sente amato.
Dalla Leggenda Maggiore San Bonaventura [FF 1239]
Disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco, sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine, totalmente intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro perché non si vedesse. E disse ai frati: “Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni”.
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