Venerdì XVII Settimana del Tempo ordinario
Ger 26,1-9 Sal 68 Mt 13,54-58 Sant’Ignazio di Loyola, memoria
L’evangelista Matteo descrive la famiglia di Gesù: c’è il falegname, suo padre, la madre Maria, i “fratelli” chiamati per nome, l’anonimo gruppo delle “sorelle”, i vicini e gli abitanti di un villaggio in cui sembra che tutti si conoscano. Ma, alla fine del capitolo precedente, Gesù stesso aveva dato chiare indicazioni riguardo la sua famiglia: “Chiunque fa la volontà del Padre mio, questi è per me fratello, sorella e madre”. Tra questi due brani, si inserisce il grande discorso delle parabole: il seminatore, la zizzania, il granello di senapa, il lievito, il tesoro nel campo e la perla preziosa. Far parte della famiglia di Gesù vuol dire essere come un seme che produce frutto, un albero che dà ristoro, un instancabile cercatore del vero tesoro e della perla di grande valore. Questo significa essere in continuo movimento, in perenne trasformazione, sempre molto vigilanti. Il rischio, altrimenti, è che la vita rimanga ferma, bloccata dallo “scandalo” che non fa camminare e lascia lì dove si è.
Dalla Regola bollata [FF 91-92]
E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale? E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stessi.
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