Mercoledì XIX Settimana del Tempo Ordinario
Ez 9,1-7;10,18-22 Sal 112 Mt 18,15-20
L’amore fraterno comporta una responsabilità reciproca. È allora importante allenare sempre l’“arte” della correzione fraterna: un esercizio delicato dove non disgiungere mai la verità dalla carità. Se un fratello ferisce l’altro, facilmente prevale la reazione: spesso è la rabbia, la chiusura, il desiderio di rivalsa. Così ci si perde una bella occasione di crescita e di comunione … Peccato! Ma il vangelo ci invita a diffidare delle reazioni istintive. Conformandoci allo stile di Gesù, siamo invitati non a reagire, ma ad agire, con generosità, intelligenza, sapendo anche rispettare una gradualità. In questo nostro agire, c’è anche l’aiuto dalla comunità stessa, che ci sostiene con la parola di due o tre testimoni. Tutto questo è sostenuto dalla certezza che la comunità riflette la realtà stessa di Dio: tre persone, il Padre, il Figlio, lo Spirito, in relazione di stima e fiducia reciproca e nella ricerca del bene.
Dalla Lettera ad un Ministro [FF 235]
E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me servo suo e tuo, se farai questo, e cioè: che non ci sia mai alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede; e se non chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore; e abbi sempre misericordia di tali fratelli.
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