Mercoledì XVIII Settimana del Tempo ordinario
Ger 31,1-7 Ger 31,10-13 Mt 15,21-28
“Ti ho amato di amore eterno, vergine d’Israele” (Ger 31,1)
Gesù si ritira (v. 21) ma il suo allontanamento a volte prepara un incontro significativo. Esce dalla sua terra. Come dal seno del Padre, viene verso di noi, si lascia muovere e commuovere dal nostro grido di aiuto. Accoglie l’opera che il Padre gli va rivelando pian piano, anche attraverso eventi inaspettati. Mentre i farisei si scandalizzano e, poco prima, gli avevano manifestato il loro sospetto, una donna straniera ci ricorda che il regno di Dio supera ogni confine. Anche lei compie un esodo, anche lei esce: è necessario infatti uscire perché avvenga un incontro. Nonostante appartenga ad un popolo pagano, sentito parlare di Gesù, lo chiama “Signore, figlio di Davide”, si prostra ai suoi piedi: è il gesto dell’adorazione. E poi grida la sua preghiera: “Signore, aiutami!”. Due semplici parole bastano per iniziare ad intessere un dialogo sincero con Gesù. La schiettezza, la libertà di questo grido toccano il suo cuore. Il suo iniziale rifiuto non la offende, non la scoraggia, perché la fede è più forte.
Dalle Ammonizioni [FF 169]
Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. E beato quel servo, che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.
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