Sabato XI Settimana Tempo Ordinario
2Cr 24, 17-25 Sal 88 Mt 6,24-34
“Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore” (Sal 61,11)
Gesù parla del denaro come qualcosa che si pone in competizione con Dio. Sì, perché, anche se scegliamo la sobrietà come stile di vita, al denaro si può attaccare il cuore. Dal denaro possiamo essere sedotti, ammaliati, confusi. Questo “affetto” a volte ci spinge alla poca trasparenza, al sospetto, alla corruzione. Ecco perché Gesù ci chiede di scegliere. Qualcuno s’illude di non scontentare né l’uno né l’altro, ma in realtà non è possibile. Un leggenda racconta che dei giovani monaci visitarono un vecchio saggio che viveva sulla montagna, felice nella sua povertà. “Parlaci del denaro”, gli chiesero. Il saggio sorrise e disse: “Cosa vedete attraverso il vetro di quella finestra?”. Guardarono e dissero: “Il cielo, il sole, la montagna, gli alberi, la gente …”. Tendendo loro un piccolo specchio, disse: “Cosa vedete in questo specchio?”. Risposero: “I nostri volti, naturalmente”. Il saggio riprese lo specchio, vi tolse la lamina d’argento e lo porse ai giovani: “Provate a guardare ora”. Dissero loro: “Questo specchio è un vetro! Ora non vediamo più noi stessi, ma gli altri!”.
Dalla Leggenda maggiore di san Bonaventura [FF 1080]
Alla Porziuncola vi era penuria di ogni cosa, ma, benché qualche volta vi convenisse una moltitudine di oltre cinquemila frati, non mancò mai l’aiuto della bontà divina, che procurava il sufficiente per tutti e a tutti concedeva la salute del corpo e sovrabbondante gioia di spirito.
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