Lunedì IX Settimana del Tempo ordinario
2Pt 1,2-7 Sal 90 Mc 12,1-12 San Giustino, martire
“Lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome” (Sal 90)
All’inizio della parabola, è evidente un attento lavoro di preparazione da parte del padrone: c’è una siepe, una buca, un torchio, una torre, tutti segni di una cura amorevole. È tutto pronto, la vigna ora può dare i suoi frutti migliori. Nel corso del racconto, poi, nonostante il rifiuto e il complotto, il padrone manifesta una forte ostinazione. Sì… c’è ostinazione nel voler tornare a prendere possesso di ciò che da sempre è suo: quella vigna tanto curata e amata, da cui vuole raccogliere, giustamente, i frutti attesi. Il suo è un amore forte e tenace. Non teme l’ostilità dei contadini, ma tenta e ritenta, fino a mettere in gioco tutto quello che può, fino a correre il rischio più grande: la vita del figlio amato. Un amore così forte e perseverante pensiamolo rivolto anche alla nostra vita. Anche nei miei confronti il Signore non si arrende, verso la mia vita, verso le mie cadute e fragilità, tenta e ritenta con pazienza. Desidera fortemente raccogliere i frutti del suo amore, da sempre riversato nei nostri cuori. Il nostro Dio, ostinato nell’amore, è continuamente disposto a ricominciare insieme a me.
Dalle Orazione sul «Padre nostro» [FF 268]
Sia santificato il tuo nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
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