Venerdì fra l’Ottava di Pasqua
At 4,1-12 Sal 117 Gv 21,1-14
“Si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli” (Sal 21)
Centocinquantatré grossi pesci: esistono tante interpretazioni del significato di questo numero. Ma certamente, sia il numero che l’episodio stesso, vogliono indicare l’universalità della chiesa, dono che nasce dal costato trafitto del Redentore. Nel brano parallelo di Luca si dice che, a causa del peso, le reti dei discepoli “quasi si rompevano” (Lc 5,6). In questo episodio, dove il Risorto si rivela ai suoi, nonostante l’abbondanza di tanti pesci la rete non si spezza (cfr. 11). Il verbo “spezzare” è lo stesso che Giovanni usa quando parla della tunica di Gesù. I soldati decidono di non spartirla: “non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca” (19,24). Come la tunica, anche la rete ha un significato simbolico. Non si spezza, ed è l’immagine della chiesa universale che scaturisce dal dono di Cristo. Anche i discepoli ora sono coinvolti in questa missione: se i loro cuori rimangono uniti al Signore, possono testimoniare la verità che salva, senza paura e con gioia.
Dalla Lettera a tutto l’Ordine [FF 221]
«Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nelle mani del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre».
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