Annunciazione del Signore, 25 marzo
Is 7,10-14;8,10c Eb 10,4-10 Lc 1,26-38 Annunciazione del Signore
“Ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48)
Per Maria il saluto dell’angelo è un evento inaspettato, ma non misterioso. Sa bene che così Dio fa ingresso nella storia dei “prescelti” del suo popolo, dichiara loro in questo modo il suo favore, la sua fiducia. I grandi uomini della storia della salvezza, Mosè, Geremia, Gedeone, con parole simili, ricevono da Dio la loro missione per il bene del popolo. Maria ascolta e riconosce una promessa che è dentro la sua storia, una parola legata alle sue radici. È certo turbata: perché proprio a me? Ma la fede che la sostiene le permette di collocare quell’evento, seppure grande, dentro una realtà che conosce. Quando il Signore ci chiede qualcosa, non lo fa con segni misteriosi o straordinari. Ma entra nella nostra vicenda reale, con un linguaggio che conosciamo. La risposta di Maria non è una resa passiva, un salto nel buio. Ma un’adesione consapevole e gioiosa. Anche il nostro “sì” può essere pieno di speranza, incarnato nella nostra storia. La fede, infatti, è entrare pienamente nella vita reale, con i piedi per terra e lo sguardo rivolto al cielo.
Dalla Terza Lettera ad Agnese [FF 2890]
La sua bellezza ammirano il sole e la luna; le sue ricompense sono di preziosità e grandezza senza fine. Parlo del Figlio dell’Altissimo, che la Vergine ha partorito, e dopo il cui parto rimase vergine. Stringiti alla sua dolcissima Madre, che generò un figlio tale che i cieli non lo potevano contenere, eppure lei lo raccolse nel piccolo chiostro del suo sacro seno e lo portò nel suo grembo verginale.
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