Mercoledì I Settimana di Quaresima
Gio 3,1-10 Sal 50 Lc 11,29-32
“Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Lc 11,16)
Spesso nel vangelo, la richiesta fatta a Gesù di un segno, è spesso accompagnata dall’intento di metterlo alla prova. Perciò c’è una risposta severa, parla di una “generazione malvagia”, cioè intenzionalmente falsa e subdola. L’unico segno che Gesù vuol dare, per ora, è quello “di Giona”. L’evangelista Matteo (cfr. 12,40) spiega il nesso tra i suoi tre giorni nel ventre del pesce e i tre giorni di Gesù nel grembo della terra. Luca invece sottolinea il cambiamento, la conversione sincera che i Niniviti hanno vissuto dopo l’annuncio del profeta. Anche Giona con i suoi interlocutori ha usato parole forti, proprio per esortarli ad un urgente cambiamento di vita. Gesù, che è l’unico, vero segno, ribalta i ruoli e la tradizione. Sarebbe infatti compito di Israele giudicare le nazioni alla fine dei tempi. Invece sarà una straniera, la Regina di Saba, che riconobbe la sapienza di Salomone. Gesù la cita come esempio di sincerità e di amore verso il popolo. Cita i Niniviti come esempio di prontezza, di serietà, di fiducia. Come l’annuncio di Giona cambiò il verdetto di Dio, così l’annuncio di Gesù apre orizzonti nuovi, di sincerità e di bene.
Dalla Vita prima di Tommaso da Celano [FF 500]
Francesco, allietato di nuova speranza per l’immensità dell’amore, progettava di ricondurre quel suo corpo stremato di forze alla primitiva obbedienza dello spirito. […] E diceva: “Cominciamo, fratelli, a servire il Signore Iddio, perché finora abbiamo fatto poco o nessun profitto!”. Non lo sfiorava neppure il pensiero di aver conquistato il traguardo e, perseverando instancabile nel proposito di un santo rinnovamento, sperava sempre di poter ricominciare daccapo.
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