Venerdì VII Settimana del Tempo di Pasqua
At 25,13-21 Sal 102 Gv 21,15-19
«Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13)
«Mi ami?» dice il Risorto. Questa domanda scioglie il cuore ribelle e fragile di Pietro. Quando si accorge che Gesù chiede solo amore, finalmente può sgorgare da lui tutta la forza e la verità che ha dentro. Prima della passione, Pietro aveva chiesto al Maestro: “dove vai?” (cfr. 13,36). Alla sua risposta: «Ora non puoi venire, mi seguirai più tardi», Pietro aveva obiettato. Adesso questo «più tardi» è chiarissimo: il Signore è il primo nell’amore. Avrebbe dovuto infatti amarci per primo, amarci fino al dono della sua vita, prima che i discepoli potessero seguirne l’esempio. L’amore che spingerà Pietro a dare la vita per il vangelo, è la risposta all’amore sovrabbondante del Signore. Questo «tu lo sai» ripetuto tre volte è la sua rinnovata professione di fede, la certezza che il Signore conosce il suo cuore, nella sua bellezza e fragilità… e continua ad amarlo. L’esperienza della debolezza lo ha reso più forte e più umile. Ora può seguire il Maestro e pascere le sue pecore. Perché la scoperta di essere amati senza condizioni ci spinge a volere bene agli altri e prendercene cura.
Dalla Lettera ad un Ministro [FF 235]
E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.
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