Venerdì V Settimana di Quaresima
Ger 20,10-13 Sal 17 Gv 10,31-42
Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso (Ger 20,10)
Oggi ascoltiamo la cosiddetta “quinta confessione” del profeta Geremia, il passo forse più drammatico del suo libro. Il silenzio di Dio pesa, quando il Signore sembra non rispondere. Forse al profeta è chiesto di partecipare a quel dolore di Dio per l’infedeltà del suo popolo. Per questo vive una forte tensione. Anche Gesù si trova in un clima crescente di tensione: da una parte, la progressiva sua rivelazione. Dall’altra parte, la risposta sempre più violenta dei giudei. Hanno Dio davanti a loro, eppure non sanno riconoscerlo. Chiusi nell’orgoglio, non riescono a convertire l’immagine che hanno di Lui. Poi c’è chi invece ha l’umiltà di fermarsi, in disparte, in silenzio, e va a cercare Gesù. Sono quelli che sanno fare memoria delle parole ascoltate, dei segni visti compiersi: questi sanno riconoscere Gesù. Ecco due atteggiamenti da cui scaturiscono frutti diversi: dai primi, la rabbia di non potere o non voler capire la realtà divina che si ha davanti. Dagli ultimi, lo stupore e la gioia profonda della fede, per aver trovato la verità che libera.
Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1173]
Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.
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