Il Signore mi dette dei fratelli

Il Signore mi dette dei fratelli

Francesco scrive il Testamento per lasciare ai suoi ciò che di più intimo gli è stato donato: il suo incontro con Dio e la sua risposta di fede. Questa personalissima esperienza di fede è ciò che costituisce il carisma di ciascuno. Spesso si pensa che i carismi siano doni particolari che i credenti ricevono, ma i doni che noi possiamo riconoscere sono solo un aspetto dell’esistenza carismatica di ogni credente…. Continua

La cura di ciò che è fragile

La cura di ciò che è fragile

Francesco ha riconosciuto la presenza di Dio in ciò che è piccolo e povero e ha deciso di prendersene cura proprio perché nella fragilità si rivela il volto misterioso di Dio, capace di farsi povero, mendicante nei confronti dell’uomo, perché perdutamente innamorato di lui. Dopo aver contemplato nel lebbroso la misericordia di Dio, Francesco comincia a curarsi dei lebbrosi, anche di quelli più difficili. In particolare si racconta nei Fioretti… Continua

Il più piccolo di tutti

Il più piccolo di tutti

Lungo tutto il Testamento Francesco sembra cercare le tracce del Dio che si è fatto piccolo: gli ultimi (lebbroso), la povertà della chiesa, i sacerdoti spesso inadeguati e il segno fragile del pane eucaristico, in cui la presenza di Dio si nasconde e si rivela. Se Dio fa così, anche noi dobbiamo fare così, sembra dire Francesco, e così sceglie per sé e per i suoi la minorità, l’essere obbedienti… Continua

Il rispetto dei ministri

Il rispetto dei ministri

Il riferimento ai sacerdoti può sembrare fuori luogo, in un testo che fa della povertà il centro del mistero di Dio e dell’esperienza di fede. I sacerdoti infatti nella chiesa sono posti a capo, vengono onorati, considerati, spesso ricoprono posizioni privilegiate e viene loro riconosciuta una significativa rilevanza anche a livello sociale. Perché allora Francesco si dedica così a lungo a parlare di loro in un testo che fa di… Continua

La povertà di Dio

La povertà di Dio

Dopo aver ricordato l’abbraccio con il lebbroso e come questo avesse determinato la propria conversione nei gusti e nella vita, Francesco passa a raccontare come Dio gli abbia messo nel cuore una fede profonda per la chiesa. Diversi sono gli elementi che nomina di questa fede, ma il primo è proprio il luogo fisico delle chiese, nelle quali entrava e pregava, adorando e benedicendo il Signore Gesù perché con la… Continua

Il Signore mi diede…

Il Signore mi diede…

Il Testamento trasmette l’esperienza fondamentale che Francesco ancora ricorda. Tutti ricordiamo in modo selettivo, arricchendo i ricordi di quello che sono diventati nella nostra storia, della forma che hanno preso. Ciò che è stato intuito all’inizio, nel momento decisivo delle scelte, dell’amore, della conversione, da una parte si fissa per sempre, dall’altra cresce costantemente con la storia della persona, fino a costituirla in modo sempre rinnovato. Quando andiamo a ricordare… Continua

Il Testamento di Frate Francesco (1226)

Il Testamento di Frate Francesco (1226)

Per poter comprendere adeguatamente le parole di un testo occorre fare almeno due tipi di lettura: anzitutto scorrere il testo così come si presenta e cercare di comprenderlo per come è stato scritto, nella sua interezza e nell’immediatezza del suo significato. Poi occorre penetrare la logica con cui il testo è stato scritto per coglierne il significato in modo più profondo e non limitarsi alla superficie con il rischio di… Continua

Lasciare in eredità se stessi

Lasciare in eredità se stessi

Quando Francesco sta per morire, è preoccupato per coloro che lo hanno seguito. Guardando a questi fratelli, che ritiene gli fossero stati dati da Dio perché li custodisse, lascia un Testamento, compiendo così l’ultimo gesto materno nei loro confronti. Non si rivolge a loro perché pensa che senza di lui non potranno vivere o perché è preoccupato dell’opera che lui ha fatto (come chi lascia tanti beni o un regno… Continua

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Messaggero di Sant'Antonio