Lc 1,26-38

Servire è gioire

Martedì II Settimana di Avvento
Gen 3,9-15.20   Sal 97   Ef 1,3-6.11-12   Lc 1,26-38
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, solennità

“Non temere, avrai gioia ed esultanza” (Lc 1,14) aveva annunciato l’angelo a Zaccaria, intimorito dalla sua presenza. Un annuncio che ripete a Maria: “non temere, hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30). Il vangelo di san Luca inizia con questo invito ad aprirsi alla gioia, all’esultanza. Se questa è la promessa certa di Dio, cosa è chiamato a fare l’uomo per riceverla in pienezza?  Oggi festeggiamo Maria perché, con il suo “eccomi”, ci porge con delicatezza la risposta: “sono la serva del Signore”. Questa sola è la coscienza di sé che permette di comprendere quanto sia bella e gioiosa la vita. Alla gioia promessa ci apriamo solo se intuiamo la meravigliosa dignità di vivere servendo Dio nei fratelli. Senza questa coscienza interiore la vita si complica, il drammatico allontanamento da Dio, raccontato dalla Genesi, è praticamente certo.  E sfuggirà anche il senso della vita, il senso delle cose che ci capitano e la benedizione presente in esse, quella che il Padre vuole donarci come eredità mentre viviamo.

Concedici, o Padre, che ogni nostra disponibilità a te sia fondata sulla coscienza di essere servi benedetti.

Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano  [FF 743]
Aveva già accumulato abbondanza di meriti nei tesori del Signore, eppure era sempre come all’inizio, sempre più pronto a ogni esercizio spirituale. Riteneva gran peccato non fare qualcosa di bene e giudicava un retrocedere il non progredire sempre. Mentre dimorava in una cella a Siena, una notte chiamò a sé i compagni che dormivano: «Ho invocato il Signore – spiegò loro – perché si degnasse di indicarmi quando sono suo servo e quando no: perché non vorrei essere altro che suo servo. E il Signore, nella sua immensa benevolenza e degnazione, mi ha risposto ora: “Riconosciti mio vero servo quando pensi, dici e agisci santamente”. Per questo vi ho chiamati, fratelli, perché voglio arrossire davanti a voi, se a volte avrò mancato in queste tre cose».

ARTICOLO DI: Comunità francescana delle sorelle

“Siamo sorelle francescane... Sorelle perché condividiamo la gioia della consacrazione totale della nostra vita a Dio, vivendo insieme in comunità. Nell'apostolato e nella laicità della vita ordinaria, desideriamo essere sorelle di tutti testimoniando e aiutando a conoscere la consolazione di Dio per ciascuno. Francescane perché ci piace e cerchiamo di imitare il modo semplice e radicale di seguire il Signore Gesù che San Francesco e Santa Chiara ci hanno indicato. "Pane e Parola" è una preghiera che abbiamo scelto di vivere accanto alle lodi mattutine. Il Vangelo del giorno, pregato e meditato comunitariamente davanti a Gesù Eucaristia, è per noi il mandato quotidiano che ci incoraggia e sostiene nel vivere la nostra vocazione. Nello spirito di comunione e collaborazione con i frati, accogliamo volentieri l'invito a condividere il testo che prepariamo ogni giorno per questa preghiera. www.comunitasorelle.org”

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