Lunedì IV settimana di Quaresima
Is 65,17-21 Sal 29 Gv 4,43-54
“Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,11-12)
“Se non vedete segni e prodigi, voi non credete” rimprovera Gesù. Eppure il funzionario del re, tornato a casa, trova il figlio guarito. In totale silenzio, senza alcuna apparenza, Gesù ha compiuto il secondo segno a Cana. Il comportamento del funzionario esprime forse il cuore di questo episodio. L’evangelista annota: “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino”. I segni non possono essere che l’innesco di un cammino. Ciò che occorre perché la verità di Dio celata nell’umanità di Gesù si riveli, è mettersi in cammino fidandosi della sua parola. Allora diventa possibile la fede vera, quella che si diffonde anche ad altri e che compie la madre di tutte le beatitudini: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29).
Dalle Ammonizioni [FF 144-145]
E come [i santi apostoli] con la vista del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con occhi spirituali, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
E in tal modo il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo».
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