Domenica 16 giugno 2019, SS. TRINITÀ
Dal Vangelo
Giovanni 16,12-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Dalle Fonti
Leggenda dei tre compagni 57: FF 1467
Egli venerava i prelati e i sacerdoti della santa Chiesa, rispettava i signori, i nobili e i ricchi, ma amava profondamente i poveri, partecipando con tenerezza alle loro sofferenze. Si mostrava servitore di tutti. Benché fosse sopra l’intera fraternità, designava uno di quelli che vivevano con lui come suo guardiano e padrone, e gli obbediva con umiltà e devozione, per fugare da sé ogni occasione di orgoglio. Si faceva piccolo in mezzo agli uomini, curvando il capo fino a terra, allo scopo di meritare al cospetto di Dio di essere esaltato in mezzo ai santi e agli eletti.
Alla vita
C’è un principio di obbedienza che fa parte integrante del cammino di sequela. Un’obbedienza non statica, né marmorea o pesante, bensì dinamica, viva e vivace, che si articola in modo sempre più complesso al crescere della comprensione di sé, della realtà del mondo e della Verità della Parola. Un’obbedienza a cui il Figlio stesso fu sottoposto: “Imparò l’obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto…”, così recita la lettera agli Ebrei. Gesù stesso viene reso perfetto, viene portato alla perfezione man mano che questo Suo percorso di obbedienza alla realtà, a Sé e alla vita, si dipana e si approfondisce. C’è una legge di dinamicità della vita e del crescere che impone l’obbedienza come garanzia di sanità e di concretezza. Così la sequela ha la stessa caratteristica dinamica ed evolutiva. Al di là di essere una realtà statica, monolitica, scelta una volta per sempre, è un susseguirsi di momenti di crescita, di approfondimento, di luce, di interiorità, di crisi, di cadute, di ripartenze, di slanci e di paure. La vocazione stessa è un cammino mai definito a priori ma frutto di un dialogo amoroso, di una intimità sempre più profonda tra il discepolo ed il suo Signore, così come fu per Gesù stesso, nell’intreccio di intimità tra sé e il Padre, nel paziente e costante ascolto della Sua volontà. Come è per il cammino del singolo, così è anche per il cammino della Chiesa, che custodisce ed annuncia la Verità, in un cammino in cui la Verità stessa si approfondisce e si articola sempre più al suo sguardo orante e contemplativo. La Chiesa cresce nella comprensione dell’unica Verità, grazie alla presenza e vitalità dello Spirito.
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