Lc 1,5-25 

Rinunce che generano vita

Rinunce che generano vita

Sabato, feria propria del 19 dicembre
Gdc 13,2-7.24-25a   Sal 70   Lc 1,5-25

Per fare cose grandi, Dio volentieri sceglie situazioni piccole, sofferenze nascoste, sacrifici silenziosi. L’angelo del Signore annuncia a una donna sterile di Sorèa la nascita prodigiosa del figlio Sansone. Anche nella famiglia di Zaccaria Dio entra in una situazione di sofferenza e umiliazione. Perché la sterilità, per una famiglia ebrea, era una vergogna, una grande disgrazia. Il Signore dà la gioia della maternità alla moglie di Manòach, il dono della paternità a Zaccaria. All’una e all’altro è chiesto però di perdere qualcosa, è chiesto un tempo di rinuncia e di purificazione. Come sono le nostre piccole o grandi rinunce? Ci sono sacrifici indicibili, fatti però con orgoglio e superbia. Come il fariseo al tempio che dice a Dio: “ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini e neppure come questo pubblicano (…) digiuno due volte la settimana e pago le decime…” (18,12). Ci sono invece rinunce che ci aiutano a purificarci, ad amare di più, a dominare le richieste eccessive del nostro corpo, ad attaccare il cuore a Dio e alla sua Parola. Queste sono le offerte feconde, le sole capaci di generare, in noi e negli altri, la gioia e la vita.

Benedetto sei tu, Signore, perché hai visitato e redento il tuo popolo, ti sei ricordato della tua santa alleanza.

Dal Trattato dei Miracoli [FF 823]
È da ammirare, inoltre, la fecondità della donna sterile. Sterile, ripeto, e arida questa Religione poverella, perché ben lontana dai terreni umidi. Sterile davvero, perché non miete, non ammassa nei granai, non porta sulla strada del Signore una bisaccia ricolma. E tuttavia, contro ogni speranza, questo santo credette nella speranza che sarebbe diventato erede del mondo e non considerò privo di virilità il suo corpo né sterile il seno di Sara, certo che la divina potenza poteva generare da essa il popolo ebreo. Questa Religione infatti si sostiene (…) con la stessa povertà per la quale si rende degna del cielo, viene meravigliosamente alimentata nel mondo. O debolezza di Dio, più forte dell’umana fortezza, che porta gloria alla nostra croce e somministra abbondanza alla povertà!

 

ARTICOLO DI: Comunità francescana delle sorelle

“Siamo sorelle francescane... Sorelle perché condividiamo la gioia della consacrazione totale della nostra vita a Dio, vivendo insieme in comunità. Nell'apostolato e nella laicità della vita ordinaria, desideriamo essere sorelle di tutti testimoniando e aiutando a conoscere la consolazione di Dio per ciascuno. Francescane perché ci piace e cerchiamo di imitare il modo semplice e radicale di seguire il Signore Gesù che San Francesco e Santa Chiara ci hanno indicato. "Pane e Parola" è una preghiera che abbiamo scelto di vivere accanto alle lodi mattutine. Il Vangelo del giorno, pregato e meditato comunitariamente davanti a Gesù Eucaristia, è per noi il mandato quotidiano che ci incoraggia e sostiene nel vivere la nostra vocazione. Nello spirito di comunione e collaborazione con i frati, accogliamo volentieri l'invito a condividere il testo che prepariamo ogni giorno per questa preghiera. www.comunitasorelle.org”

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