Mt 11,11-15

Impadronirsi del Regno

Giovedì II Settimana di Avvento
Is 41,13-20   Sal 144   Mt 11,11-15

Esiste una violenza negativa, brutale, innata nel cuore dell’uomo. La violenza che ha fatto arrestare Giovanni, quella del potere che si è arrogato il diritto di spegnere la voce del profeta. La violenza della gelosia di una donna stizzita dal giudizio impietoso del Battista. È la violenza che riempie le pagine dei giornali. È anche quella difficile da accettare e riconoscere, ma che ognuno porta nel cuore e che il peccato rivela. Questa è la violenza che tenta di scalzare il regno di Dio dalla storia. Ma l’affermazione “i violenti se ne impadroniscono” può essere intesa anche alla luce delle parole di Gesù: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra: sono venuto a portare non pace, ma spada!» (Mt 10,34).  Si tratta della lotta dura ed esigente che ogni fedele deve ingaggiare contro il male, ben sapendo che Dio ci “tiene per la destra”. È una santa violenza su noi stessi e le nostre pigrizie, sulle nostre resistenze alla conversione, sul pericolo dei compromessi nel vivere il vangelo. Siamo chiamati a lottare e cambiare, grazie alla fervida vita interiore e alla preghiera, con la grazia che Dio ci dona e con la partecipazione alla vita della comunità.

Donaci, o Padre, la tua forza per “impadronirci” del Regno.

Dalla Legenda dei Tre Compagni [FF 1417-1418]
Si diffuse per le piazze e le vie della città la notizia di quanto succedeva, finché venne agli orecchi del padre. Sentito come lo maltrattavano, egli uscì immediatamente a prenderlo, con l’intenzione non di liberarlo, ma di finirla. Fuori di sé, gli si avventò contro come un lupo sulla pecora, e fissandolo con occhio torvo e con la faccia contratta dal furore, lo afferrò e trascinò fino a casa. Qui lo rinchiuse in un bugigattolo oscuro per più giorni, facendo di tutto, a parole e a botte, per ricondurlo alla vanità mondana. Francesco non si lasciò smuovere né dalle parole, né dalle catene, né dalle percosse. Sopportava tutto con pazienza, diventando anzi più agile e forte nel seguire il suo ideale.

ARTICOLO DI: Comunità francescana delle sorelle

“Siamo sorelle francescane... Sorelle perché condividiamo la gioia della consacrazione totale della nostra vita a Dio, vivendo insieme in comunità. Nell'apostolato e nella laicità della vita ordinaria, desideriamo essere sorelle di tutti testimoniando e aiutando a conoscere la consolazione di Dio per ciascuno. Francescane perché ci piace e cerchiamo di imitare il modo semplice e radicale di seguire il Signore Gesù che San Francesco e Santa Chiara ci hanno indicato. "Pane e Parola" è una preghiera che abbiamo scelto di vivere accanto alle lodi mattutine. Il Vangelo del giorno, pregato e meditato comunitariamente davanti a Gesù Eucaristia, è per noi il mandato quotidiano che ci incoraggia e sostiene nel vivere la nostra vocazione. Nello spirito di comunione e collaborazione con i frati, accogliamo volentieri l'invito a condividere il testo che prepariamo ogni giorno per questa preghiera. www.comunitasorelle.org”

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