Sabato XXI Settimana del Tempo Ordinario
1Ts 4,9-11 Sal 97 Mt 25,14-30
“Sforzatevi di entrare per la porta stretta” (Lc 13,24)
A conclusione della settimana, la parabola dei talenti pone ancora una volta l’attenzione sui “servi”, sottolineando l’importanza della relazione con il padrone. Il Signore conosce bene i suoi servi, perché dona secondo le capacità di ciascuno. Questo rivela anche che l’obiettivo del dono non è il guadagno personale, ma offrire a ciascuno l’occasione di crescere, secondo le sue possibilità. Ogni servo della parabola è chiamato a “maturare” secondo le sue possibilità. È servo malvagio chi non accetta il rischio di giocarsi. Anche questo è un male, e un male importante. Non basta non far nulla di male. Chi avrà tenuto la propria vita per sé, fosse anche per paura di sbagliare, la perderà. Chi ascolta ma non mette in pratica non porta frutto.
«Signore, sono pochi quelli che si salvano?» ascoltavamo Domenica scorsa. La Parola che ha accompagnato questa settimana fino ad oggi sembra rispondere che si salva chi si riconosce servo e sa accogliere nei doni ricevuti da un lato la fiducia e la bontà del Signore e dall’altro la propria responsabilità a vivere e vivere secondo il dono ricevuto.
Dalle Ammonizioni [FF 177]
Dove è carità e sapienza, ivi non è timore né ignoranza.
Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento.
Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia.
Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione.
Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d’entrata.
Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza.
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