Lc 21,34-36

Preghiera e vigilanza

Preghiera e vigilanza

“Vegliate in ogni momento pregando” (Lc 21,36). Più volte Gesù raccomanda ai suoi discepoli di “vegliare”, cioè di essere vigilanti per essere pronti a cogliere la venuta del Signore, ma anche per non lasciare che il proprio cuore si appesantisca “in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita” (Lc 21,34). Anche nel Getsèmani Gesù dice a Pietro, Giacomo e Giovanni: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione”. La vigilanza, dunque, aiuta a custodire il cuore da tutto ciò che ne annebbia lo sguardo e ne attutisce la capacità di ascolto e a compiere sempre ciò che è gradito al Signore.
Anche Francesco vigila “con rigorosa disciplina e somma cura per custodire la purezza del corpo e dello spirito” (LegM V,3: FF 1090) e raccomanda ai suoi frati di essere “vigilanti nell’orazione” (LegM III,7: FF 1059). Questa vigilanza permette a Francesco di essere pronto a combattere le tentazioni che gli si presentano, anche durante la preghiera, e diventa possibilità di conoscenza di sé, poiché si rende conto di ciò che abita nel profondo del suo cuore, ma anche occasione per lasciare che la grazia di Dio possa agire e lo aiuti a radicarsi sempre più in Lui.
La vigilanza, dunque, è un atteggiamento fondamentale per ogni cristiano, poiché aiuta a custodire la propria vita interiore, a non lasciarsi trascinare dalle seduzioni mondane o travolgere dalle angosce della vita, a essere presenti a Dio nella preghiera con tutto il proprio essere.
La vigilanza permette di riconoscere le facili e allettanti seduzioni del Nemico e la preghiera è l’arma più efficace per combatterlo e metterlo in fuga.
Scrive Enzo Bianchi: “La vigilanza crea i presupposti che rendono possibile all’uomo la risposta all’amore preveniente di Dio nei suoi confronti. Essa è eminentemente attiva e tempra il credente facendone una persona capace di resistere, di combattere, di nutrire e difendere la propria interiorità, di trasformare l’energia vitale sviata o bloccata nelle passioni idolatriche in energia per conseguire l’agape, la carità verso Dio, verso tutti i fratelli e tutte le creature”.
Il Signore ci doni un cuore vigilante, che possa essere Sua “dimora permanente” e questo ci aiuti a costruire relazioni significative con quanti ci circondano.

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ARTICOLO DI: Raffaella Cavalera

“Raffaella Cavalera, licenziata in Teologia spirituale, presso la Facoltà Teologica del Triveneto.”

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