Lunedì I Settimana di Quaresima
Lv 19,1-2.11-18 Sal 18 Mt 25,31-46
“Amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore” (Lv 19,18) Mosè è esortato dal Signore a rivolgersi alla comunità degli Israeliti. Gesù è il Messia, il Figlio dell’uomo inviato a parlare a tutti i popoli. Nel vangelo di Matteo, l’espressione “popoli” vuole indicare i popoli pagani, coloro, cioè, che sono fuori da Israele e che non hanno ricevuto il messaggio del vangelo. Anche tra questi pagani ci sono dei “giusti” ai quali si apre la via della salvezza. Anch’essi saranno giudicati sull’amore. All’inizio di questo tempo di Quaresima siamo provocati sulla verità dell’amore: ciò che dà fondamento alla nostra vita è il modo in cui viviamo le relazioni nel quotidiano. Amare è aprire gli occhi e accorgersi di quello che serve oggi intorno a sé, a partire dalle persone più vicine. La realtà stessa domanda di essere svegli, generosi, liberi. A coloro che il Signore pone alla sua destra, la sua benedizione arriva quasi a sorpresa: “Quando, Signore?”. Ecco, non è questione di visibilità, né di compiacersi di sé, né fare cose straordinarie. “Dio è talmente grande da riuscire a stare nella piccolezza”.
Dalla Leggenda dei tre Compagni [FF 1407]
Felice della rivelazione e divenuto forte nel Signore, Francesco, mentre un giorno cavalcava nei paraggi di Assisi, incontrò sulla strada un lebbroso. Di questi infelici egli provava un invincibile ribrezzo; ma stavolta, facendo violenza al proprio istinto, smontò da cavallo e offrì al lebbroso un denaro, baciandogli la mano. E ricevendone un bacio di pace, risalì a cavallo e seguitò il suo cammino. Da quel giorno cominciò a svincolarsi dal proprio egoismo, fino al punto di sapersi vincere perfettamente, con l’aiuto di Dio.
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