Sabato dopo le Ceneri
Is 58,9-14 Sal 85 Lc 5,27-32
“Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18,13-14)
Nel Vangelo di Luca i pubblicani sono presentati in “coppia” con i peccatori (Lc 15,1), come ricchi (Lc 19,2) e considerati dalla gente “ladri, ingiusti, adulteri” (Lc 18, 11). Tutto questo non è un impedimento per Gesù, anzi, la risposta alla mormorazione di scribi e farisei è occasione per rivelare con decisione la sua missione: Egli è venuto proprio per chi è ferito dal peccato. Come un medico che “serve” quando incontra un malato, il Signore può operare e manifestare la sua potenza proprio nella misura in cui l’uomo si lascia accogliere in tutta la sua piccolezza.
La chiamata di Matteo ne è un grande esempio: ascoltato l’invito di Gesù, “il pubblicano” non ha esitazioni. Pur essendo ricco ha nel cuore la consapevolezza della sua miseria. Allora subito lasciando tutto ciò che fino a quel momento erano le sue sicurezze, “si alzò e lo seguì”, abbracciando una vita nuova.
Con San Francesco
Scrive Francesco nella Regola non bollata: “E con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità, perché l’altro gli trovi le cose che gli sono necessarie e gliele dia” [FF 32].
Per san Francesco la povertà materiale, quando accolta per amore di Gesù, si fa espressione di umiltà e piccolezza. Manifestare la propria povertà diviene dono per il fratello che ha così l’occasione per vivere la carità.
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