Venerdì I Settimana del Tempo ordinario
1Sam 8,4-7.10-22 Sal 88 Mc 2,1-12
“Aprirò nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Is 43,19)
Gesù, per la prima volta, si presenta qui come “Figlio dell’uomo”. Le sue parole sollevano il mormorio degli scribi che lo accusano di bestemmia, la stessa che lo condannerà alla croce. L’uomo paralitico è guarito: può tornare alla sua vita, a casa sua, camminando sulle sue gambe, senza dover dipendere da altri. La sua guarigione e la sua piena autonomia sono il segno della forza del perdono di Dio. La fede di chi si accosta a Gesù, la forza risanatrice della sua parola, aprono di continuo spazi inattesi. All’inizio l’accesso a Gesù è bloccato. Poi si apre un varco, anche grazie alla creativa carità dei fratelli, capace di scoperchiare tetti. Alla fine del racconto, l’uomo sanato apre lui stesso un varco tra la folla, facendosi quasi il capofila di coloro che ricevono una vita nuova, una rinnovata e gioiosa identità. Tutti sono in movimento: anche la folla che, da massa informe e insistente, si trasforma in un’assemblea che loda Dio. Gli unici fermi sono gli scribi, seduti in casa e chiusi nelle loro mormorazioni.
Dalla Leggenda dei Tre Compagni [FF 1430]
Mentre la schiettezza e la veracità dell’insegnamento e della vita del beato Francesco veniva a conoscenza di molte persone, due anni dopo la sua conversione alcuni uomini si sentirono stimolati dal suo esempio a fare penitenza, rinunziando ad ogni cosa, e a unirsi a lui nell’abito e nella vita.
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