Martedì I Settimana del Tempo ordinario
1Sam 1,9-20 1Sam 2,1.4-8 Mc 1,21-28
«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17)
Nel vangelo di Marco si parla spesso di Gesù che insegna ai discepoli, non un insegnamento qualsiasi, com’erano soliti fare i rabbini, ma caratterizzato da “autorità”. E non tanto nei contenuti o nei discorsi, quanto nelle relazioni intessute con i discepoli e con coloro che lo incontrano. La sua autorevolezza si esprime sia come estrema libertà di fronte al rigore delle norme da osservare, sia come azione determinata di fronte alle situazioni di sofferenza ed ingiustizia. L’autorità di Gesù si esprime soprattutto nel modo in cui sconfigge il male: si rivolge allo spirito impuro senza esitazione, in modo diretto. Liberando l’uomo dal male, gli impone il silenzio: “taci”. Ha un atteggiamento libero, fermo e senza alcun compromesso con il male. Questo dice la forte coscienza che Gesù ha di sé stesso, riguardo la propria identità di Figlio amato, mandato dal Padre a sconfiggere il male.
Dalla Vita prima di Tommaso da Celano [FF 446]
Di notte si recava, solo, nelle chiese abbandonate e sperdute a pregare; così, con la grazia del Signore, riusciva a trionfare di molti timori e di angustie spirituali. In quei luoghi doveva lottare corpo a corpo col demonio, che l’affrontava per spaventarlo non solo con tentazioni interiori, ma anche esteriormente con strepiti e rovine. Ma Francesco, da fortissimo soldato di Cristo, ben sapendo che il suo Signore poteva tutto dovunque, non si lasciava per nulla intimorire, ma ripeteva in cuor suo: “Non puoi, o maligno, scatenare contro di me le armi della tua malizia, in questi luoghi più di quanto mi faresti se fossimo tra la folla”.
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