Martedì V Settimana del Tempo ordinario
Nm 21,4-9 Sal 101 Gv 8,21-30
«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32)
Se volessimo tracciare un collegamento tra le letture di oggi, lo troveremmo nel termine “elevare”, “innalzare” e nel segno a cui questo rimanda. Ci viene data l’immagine provvidente del serpente innalzato sopra un’asta, e ascoltiamo Gesù che deve essere innalzato. Attraverso questo verbo, l’evangelista Giovanni dà un significato positivo alla passione: Gesù, che non fa nulla da solo, viene glorificato. La croce è il segno della gratuità totale, della ricerca della volontà del Padre, della salvezza di tutti i suoi figli. Tutto questo parla a noi, spesso interessati alla gloria umana; spesso incapaci, proprio come gli israeliti, di “sopportare il viaggio” e veloci a mormorare. Gesù ci indica alcune caratteristiche per discernere i segni della vera gloria: la discrezione del silenzio, il dono totale di sé, il dono dell’intuizione interiore di non essere mai abbandonati dal Padre.
Dalle Laudi e preghiere [FF 277] Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato di morire per amore dell’amor mio.
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