Martedì I Settimana di Quaresima
Is 55,10-11 Sal 33 Mt 6,7-15
“Nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11,27)
«Essi credono di venire ascoltati a forza di parole». Per capire meglio l’insegnamento che Gesù vuole darci oggi, è forse utile considerare lo stile di preghiera che era consueto nel suo tempo. Era cioè considerata “efficace” se fatta di lunghi elogi e richieste insistenti, quasi per compiacere la divinità. Parlando molto, si aveva la garanzia di conquistare la benevolenza e persuadere la volontà divina. Le scuole rabbiniche antiche si fondavano su due poli importanti: lo studio della torah e la preghiera che sosteneva l’impegno dello studio. In queste invocazioni solitamente si preferiva rivolgersi a Dio usando la terza persona. La preghiera del Padre nostro, per alcune espressioni, ha una certa somiglianza con le benedizioni rabbiniche. Ma la grande novità della preghiera di Gesù è che è rivolta al “Padre” in seconda persona. Gesù, venuto a rivelare il vero volto di Dio, insegna ai discepoli a pregare non a forza di parole, ma ponendosi, con consapevolezza, sotto il suo sguardo benevolo e potente, sapendosi custoditi dal suo amore.
Dalla Parafrasi del “Padre nostro” [FF 266]
“O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro”
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