Giovedì V Settimana del Tempo ordinario
1Re 11,4-13 Sal 105 Mc 7,24-30
“Perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2, 10)
Di solito è Gesù che, con la sua parola, trasforma la condizione di chi lo incontra. Nel vangelo di oggi sembra quasi lui stesso trasformato da una richiesta che viene, per giunta, da una donna straniera. Questa insiste con coraggio, dopo essersi sentita dire che ci sono altri, prima di lei, ad aver diritto di essere esauditi. Un coraggio che non si esprime solo nell’ardire, ma anche nell’abbassarsi, paragonandosi addirittura ai cagnolini sotto il tavolo, che aspettano il cibo. No, Gesù non vuole mai mortificare la persona, mai svalutarla. Ma il credente che impara ad abbassarsi davanti a Dio, fa esperienza dell’ultimo posto e impara ad educare il desiderio. Impara a non pretendere nulla come dovuto ma accogliere tutto come dono. La donna capisce ora che nel cuore di Dio Padre c’è posto per tutti. Anche lui, il Figlio Gesù, si abbasserà per portare a perfezione l’amore: assumerà la condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte di croce. E il Dio della vita lo esalterà (cfr. Fil 2,8).
Dalle Ammonizioni [FF 163]
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, subito si irritano. Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono sulla guancia.
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