Mercoledì IV Settimana del Tempo ordinario
2Sam 24,2.9-17 Sal 31 Mc 6,1-6
“Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo: lodarti sarà la nostra gloria” (Sal 105)
Da dove gli vengono queste cose? La gente di Nazareth non riesce a tenere insieme l’umanità di Gesù con la sua natura divina. Fa fatica a credere che, nella sua vita piccola e normale, sia presente la gloria di Dio. Gesù, infatti, è molto “umano”: è il “falegname, il figlio di Maria” che cammina nelle strade di Nazareth, lavora, vive, parla e si muove come tutti. È tanto umano che si meraviglia dell’incredulità di chi gli sta intorno.
Anche oggi forse non è immediato accogliere l’umanità di Gesù. Forse è più facile pensare di incontrarlo nelle preghiere prolungate, nelle forti esperienze spirituali. Queste, certo, rafforzano la relazione con Lui. Ma Gesù attende l’uomo anche nella normalità, nell’umanità. Chiede di accogliere la propria umanità e quella dei fratelli, con molto amore. Perché, proprio la fragile umanità, è ciò che Dio ama e sceglie. È lì che il Signore vuole compiere i suoi prodigi.
Dalla Lettera a tutto l’Ordine [FF 221]
Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi davanti a lui, perché siate da lui esaltati.
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