Martedì 6 gennaio, Epifania del Signore
Is 60,1-6 Sal 71 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12 Solennità
“Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!” (Mt 14,32-33)
“Alcuni magi…”: con il termine “mago” si indica una persona la cui attività, condannata severamente anche ai tempi delle prime comunità cristiane, raggira gli altri con sortilegi e inganni. Eppure questi uomini, ritenuti corrotti e lontani da Dio, si sentono attratti a cercare Gesù e ad adorarlo. Col passar del tempo, poi, per dare loro una certa dignità regale, i “maghi” sono diventati “magi”. Questi uomini concretizzano la ricerca di un segno contenuto nella profezia di Balaam (Nm 24,17): “Un astro sorge da Giacobbe e uno scettro si eleva da Israele”. In loro contempliamo l’atteggiamento di devozione e adorazione verso Gesù. Le loro offerte sono regali un po’ particolari per un bambino… Ma in realtà sono segni di amore e rispetto che parlano di Dio e parlano dell’uomo. L’oro dice che ogni uomo è amato da Dio ed è degno di regalità. L’incenso, che siamo tutti sacerdoti, chiamati cioè ad una relazione personale e diretta con il Signore. La mirra infine dice che siamo legati a lui come la sposa al suo sposo. Questo è l’annunzio dell’Epifania: l’amore universale di Dio per tutta l’umanità. Nessuno si può sentire escluso o lontano da questo amore.
Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1163]
Cristo Gesù crocifisso dimorava stabilmente nell’intimo del suo spirito, come borsetta di mirra posta sul suo cuore; in lui bramava trasformarsi totalmente per eccesso e incendio d’amore.
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