Giovedì I Settimana del Tempo ordinario
1Sam 4,1-11 Sal 43 Mc 1,40-45
“Allora pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero” (Mc 3,9)
La legge obbligava chi era affetto dalla lebbra ad interrompere tutti i contatti personali e sociali. Gesù invece si avvicina all’uomo lebbroso e, non solo pronuncia le parole della guarigione, ma tocca il suo corpo senza timore. Il suo gesto esprime sentimenti di compassione e vicinanza. Ma dopo la guarigione il tono del racconto cambia. Gesù si rivolge all’uomo in modo severo, i verbi utilizzati esprimono molta fermezza. Gli chiede poi di custodire nel silenzio quanto è successo, forse perché la guarigione del corpo si estenda anche al suo cuore. Forse spera che possa accogliere interiormente i segni della potenza di Dio, che riconosca la misericordia di Dio come sorgente della sua guarigione, dell’identità riacquistata, delle ritrovate relazioni con gli altri. Ma l’uomo disubbidisce e amplifica la notizia del potere taumaturgico di Gesù. Da allora, infatti, la folla accorrerà sempre più numerosa e insistente per ottenere miracoli e guarigioni, tanto da “gettarsi addosso a Gesù per toccarlo” (3,10)
Dalle Ammonizioni [FF 177]
Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione.
Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d’entrata.
Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza.
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