Giovedì III Settimana del Tempo ordinario
2Sam 7,18-19.24-29 Sal 131 Mc 4,21-25
“La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te!”.
“Fate attenzione”, tradotto alla lettera sarebbe: “guardate”. Si può “guardare” una parola? Si può, quando la parola è il Verbo del Padre, compimento definitivo della sua promessa, accordo perfetto tra ciò che dice e ciò che è. “Guardare”, fare attenzione a questa parola significa lasciarsi coinvolgere dal mistero del regno. Se ieri si parlava di un seme, oggi si parla di una luce: inizio della creazione, principio di vita, intelligenza, calore, amore. Prendendo confidenza con questa luce, capiamo come mai il regno non si imponga con prepotenza e grandiosità, ma si propone con umiltà e discrezione. È una luce che illumina ma non abbaglia, non si mette in mostra. Chiarisce ma a volte vela, indica la strada, ma anche evidenzia le nostre opacità. Rivela, ma accentua il mistero, facendo crescere il desiderio di cercare. Una luce che brillerà pienamente solo sulla croce, il vero lucerniere posto in alto. Solo la croce rivelerà il vero volto di Dio: amore che si dona fino alla fine.
Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano [FF 750] Desiderando questo felice viandante uscire presto dal mondo, come da un esilio di passaggio, trovava non piccolo aiuto nelle cose che sono nel mondo stesso […]. Abbraccia tutti gli esseri creati con un amore e una devozione quale non si è mai udita, parlando loro del Signore ed esortandoli alla sua lode. Ha riguardo per le lucerne, lampade e candele, e non vuole spegnerne di sua mano lo splendore, simbolo della Luce eterna.
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