Lunedì, III Settimana Tempo Ordinario
2Tm 1,1-8 Sal 95 Lc 10,1-9 Santi Timoteo e Tito, memoria
“Il Signore mi ha consacrato con l’unzione (…) per dare agli afflitti di Sion una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto” (Is 61,3)
Paolo ricorda a Timoteo i tanti doni con cui Dio ha benedetto la sua vita. Soprattutto, la fede ricevuta in famiglia e il ministero sacerdotale. La grazia di Dio, tuttavia, non agisce magicamente: ogni dono è come un fuoco che va custodito con responsabilità e ravvivato attraverso la libertà. Se trascurato, rischia di perdere vigore, fino a spegnersi del tutto. Il verbo “ravvivare”, in greco, è lo stesso che indica il soffiare sul fuoco per togliere la cenere che lo soffoca. A volte serve estrema delicatezza, altre volte maggior vigore. Una coscienza viva consente di riconoscere sinceramente ciò che indebolisce e toglie energie all’amicizia con Dio e l’amore vero verso gli altri. Per questo Gesù, inviando i discepoli, mette in evidenza alcune “ceneri” pericolose: le tante borse, sacche e sandali, cioè le eccessive sicurezze e comodità che spengono la fiducia nella provvidenza buona e sapiente di Dio; i “saluti” prolissi e formali– così importanti nella cultura orientale – che soffocano la schiettezza e la carità vera, quell’amore “sostanzioso” e autentico che costruisce il Regno.
Dallo Specchio di perfezione [FF 1698]
Rivestito di fortezza dal cielo, Francesco era riscaldato più dal fuoco della grazia divina nell’intimo, che all’esterno dalle vesti del corpo (…) Diceva infatti: «Quando lo spirito è tiepido e a poco a poco si raffredda nella grazia, per forza la carne e il sangue fanno sentire le loro esigenze».
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