Sabato II settimana del Tempo Ordinario
2Sam 1,1-4.11-12.17.19.23-27 Sal 79 Mc 3,20-21
San Francesco di Sales, memoria
“Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso” (Mc 8,34)
La settimana si conclude, così come era iniziata, con un brano del Vangelo che racconta tensione e rifiuto all’agire di Gesù. Sceso dal monte con i suoi discepoli, Egli entra nuovamente in casa per insegnare. Non è chiaro se a non riuscire a mangiare siano solo Gesù con i suoi o anche la folla. Neanche è possibile dire con certezza se l’espressione “i suoi” indichi sua madre e i fratelli o alla cerchia più ampia del suo clan familiare.
Significativa è l’espressione andare a prenderlo. Il verbo greco (κρατέω), implica una certa forza ed è lo stesso che viene più volte ripetuto nella narrazione dell’arresto di Gesù, tradotto con “catturare”, “arrestare” “afferrare” (cf. Mc 14,1.44.46.49.51).
Gesù, fin dagli inizi della sua vita pubblica, si dona fino a dare la vita: accoglierlo non è un fatto scontato ma richiede a tutti, a partire dai suoi familiari, un cammino di conversione.
Dalla Lettera Ai fedeli [FF 199]
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. E teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi tutti, per colpa nostra, siamo miseri e putridi, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del Profeta: «Io sono un verme e non un uomo, obbrobrio degli uomini e scherno del popolo». Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio.
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