Venerdì II settimana del Tempo Ordinario
1Sam 24,3-21 Sal 56 Mc 3,13-19
“Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,16)
Quella Chiesa velata nell’immagine della barca, prende forma. Gesù, sale sul monte, luogo della manifestazione di Dio, e chiama a sé quelli che voleva.
I discepoli sono uomini molto diversi fra loro per età, ceto sociale, lavoro,… è facile immaginare ad esempio quale inimicizia profonda potesse esserci tra Matteo, pubblicano a servizio dei Romani e Simone, appartenente al gruppo degli Zeloti, noti per combattere in modo anche violento proprio contro l’occupazione romana. Ciò che li accomuna tutti è l’essere stati chiamati da Gesù. Ed è lo stare con Lui che li rende comunità, senza cancellare le diversità che anzi si mantengono. È l’amore di Gesù che li tiene insieme e l’imparare ad amare come Gesù che li renderà una comunità. I Dodici, germe del nuovo Popolo di Dio prefigurato dalle dodici tribù di Israele, saranno chiamati prima di tutto ad avere amore gli uni per gli altri, così, prima ancora e meglio che con le parole, predicheranno il Vangelo (cf. Gv 13,35).
Dalla Regola non bollata [FF 26-27]
E chiunque verrà da loro, amico o avversario, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano rivedersi con occhio spirituale e con amore e onorarsi a vicenda senza mormorazione. E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all’esterno e rannuvolati come gli ipocriti, ma si mostrino gioiosi nel Signore e lieti e cortesi come si conviene.
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