Sabato I Settimana del Tempo ordinario
1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1Sal 20 Mc 2,13-17
“Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 50)
Gli scribi e i farisei non riescono a capire il motivo di tanta promiscuità con i peccatori da parte di Gesù, colui che si proclama Messia. Ma, soprattutto, rifiutano di essere annoverati nella categoria dei “malati”, si sentono sani, apposto. Eppure nessuna persona sincera può mai sentirsi, quanto meno nelle intenzioni e nei pensieri, estranea al male e totalmente buona. A meno che la coscienza sia sorda e cieca, annebbiata dall’orgoglio e dalla superbia. Matteo è un pubblico peccatore, ma dimostra una coscienza viva, sincera: appena sente l’invito di Gesù, ne riconosce subito la bellezza, la bontà, la verità. Capisce che la sua vita ha urgente bisogno di una direzione da seguire, un perdono da accogliere, sente di dover rinascere. “Si alzò”: è lo stesso verbo della risurrezione. Matteo capisce di dover rialzarsi e ricominciare. E Gesù è lì che lo aspetta.
Dalla Vita prima di Tommaso da Celano [FF 363]
Si ritirò, come spessissimo faceva, in un luogo adatto per la preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo: «O Dio, sii propizio a me peccatore!». A poco a poco si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza. Cominciò allora come a uscire da sé: l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, ed ebbe la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia.
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