Mercoledì III Settimana del Tempo Ordinario
2Sam 7,4-17 Sal 88 Mc 4,1-20
San Tommaso d’Aquino, presbitero e dottore della Chiesa, memoria
«Prendete e mangiate; questo è il mio corpo» (Mt 26,26)
Gesù si mise a sedere stando in mare. Nella Bibbia il mare rappresenta il caos, quell’abisso di passioni e moti che l’uomo ha dentro di sé ma che non riesce neanche a conoscere fino in fondo. Nella parabola c’è una parola che viene gettata. Solitamente ogni bravo comunicatore è attento ai destinatari dei suoi discorsi, cerca di valutare prima se, chi li riceve, sia in grado di comprenderne il senso. Guardando al seminatore, che è Dio, sappiamo già che il terreno che l’accoglie sarà, a tratti, adatto e inadatto, accidentato e incostante. È motivo di gratitudine fermarsi oggi a contemplare la gratuità della mano che continua a spargere e spargere …senza stancarsi. Qualunque tipo di terreno trovi, il Signore continua a consegnarsi all’uomo, con gratuità. Come un pane spezzato, si offre, si spezza continuamente, perché l’uomo ne ricavi nutrimento. Si fida a prescindere. Perché, comunque vada, Dio non ritirerà mai il suo amore da noi.
Dai Fioretti [FF 1875]
Il fedelissimo servo messere santo Antonio (…) per divina ispirazione se ne andò alla riva del mare; e standosi così, cominciò a dire, a modo di predica, da parte di Dio ai pesci: «Udite la parola di Dio voi, pesci del mare e del fiume, dappoi che gl’infedeli eretici la schifano d’udire». E detto ch’egli ebbe così, subitamente venne alla riva a lui tanta moltitudine di pesci grandi, piccoli e mezzani, che mai in quel mare se ne fu veduta sì grande moltitudine; e tutti tenevano i capi fuori dell’acqua, e tutti stavano attenti verso la faccia di santo Antonio, e tutti in grandissima pace e mansuetudine e ordine.
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