Martedì III Settimana del Tempo Ordinario
2Sam 6,12-15.17-19 Sal 23 Mc 3,31-35
“Grande in mezzo a noi è il re della gloria” (Sal 24)
Gesù è come l’arca al centro della tenda di Davide (cf. 2Sam 6,15), circondato dalla folla che lo ascolta e gioisce per la sua presenza. I parenti di Gesù, invece, sono fuori e lo cercano: forse è difficile per loro accettare la distanza, così come la folla di estranei che si interpone tra loro, e che stringe con lui legami più forti di quelli del sangue. Immaginare Gesù che gira lo sguardo attorno, ci aiuta a riflettere su cosa voglia dire lasciarsi coinvolgere da lui, dalle sue parole, dalla sua voce e la sua umanità. Il suo sguardo raccoglie coloro che lo cercano, che scelgono di farsi suoi familiari. L’evangelista Marco più volte presenta i discepoli come la nuova famiglia di Gesù, e ne definisce l’identità a partire dall’ascolto della parola. Alla fine, chi considerava Gesù “fuori di sé” (v. 21) si ritrova lui stesso fuori, lontano. Ma per il Signore nessuno è fuori, nessuno lontano se non lo vuole. Al contrario, tutti sono invitati ad entrare, tutti accolti nella sua cerchia, sotto il suo sguardo di amare.
Dal Testamento di san Francesco d’Assisi [FF 110] Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo.
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