Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Francesco Maria Croese da Camporosso, religioso francescano (1804-1866), santo

Ligure, di Camporosso, paesino della riviera di ponente, dove nasce il 27 dicembre 1804, Giovanni Croese vive in una famiglia segnata da una pietà semplice e profonda. Ragazzino, guida al pascolo il piccolo gregge del papà, al quale si associa poi nel lavoro dei campi, continuando a coltivare con intensità la vita spirituale. A diciassette anni, la chiamata del Signore, che egli asseconda entrando come francescano secolare in un convento dei frati minori conventuali, che poi lascia per abbracciare, il 7 dicembre 1825, la vita religiosa tra i minori cappuccini, assumendo il nome di fra Francesco Maria. Trascorre nel convento di Santissima Concezione di Genova il resto della vita al servizio della comunità, prima come cuoco e infermiere e poi, per quarant’anni, come questuante nel quartiere del porto. La gente semplice di mare impara presto a conoscerlo, ad apprezzarne le tante virtù, tra cui la semplicità, la carità, l’inesausta dedizione agli altri che lo porta a essere vicino a chiunque, afflitto dal dolore e dall’indigenza, necessiti di una parola di conforto, di luce e di cristiana speranza, diventando per tutti il «Padre santo». Nell’estate del 1866, quando a Genova scoppia una micidiale epidemia, egli offre la propria vita al Signore perché la faccia cessare. È la più alta prova di amore che l’umile frate cappuccino offre ai fratelli sofferenti. Muore il 17 settembre 1866.
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Messaggero di Sant'Antonio