Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Edoardo Poppe, sacerdote e francescano secolare (1890-1924), beato

Edoardo nasce il 18 dicembre 1890, in una famiglia fiamminga profondamente cattolica. Riveste la tonaca nel Seminario di Louvain, nel 1912. Allo scoppio della prima guerra mondiale, viene mobilitato in qualità di infermiere. È a Namur, dove i combattimenti infuriano. Spossato dalla stanchezza, Edoardo viene depositato mezzo morto in un’ambulanza e preso in carico dal parroco di Bourlers. Ottenuta la dispensa dagli obblighi militari, torna in seminario nel 1915, ed è ordinato sacerdote l’anno dopo. Nominato viceparroco presso la parrocchia Santa Nicoletta di Gand, in un quartiere operaio, Edoardo si occupa soprattutto del patronato dei ragazzi. Con lo scopo di santificare i bambini attraverso l’Eucaristia, fonda la “Lega di comunione”. Dopo un periodo di forzato riposo, viene nominato direttore dell’istituto delle Suore di San Vincenzo de’ Paoli, nel villaggio di Moerzeke. Qui crea un’ora di adorazione al Santissimo Sacramento, tutti i giovedì sera, nella cappella del convento. L’11 maggio 1919, con una crisi cardiaca, inizia la lunga sofferenza fisica di don Edoardo. Riceve l’Unzione degli infermi in una gran pace: «Non ho mai chiesto al Signore di vivere vecchio – dichiara ad un amico -, ma soltanto che gli uomini lo amino e che i sacerdoti si santifichino». Il 10 giugno 1924, è stroncato da un ultimo colpo apoplettico. I suoi occhi semiaperti lanciano un ultimo sguardo sulla statua del Sacro Cuore, apre le mani come per un’ultima offerta e rende l’anima a Dio, all’età di 33 anni.