Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Rocco, pellegrino e francescano secolare (1345-1377), santo

Rocco nasce a Montpellier, in Francia, nel 1345 circa. Rimasto orfano, distribuisce ai poveri l’ingente eredità e parte pellegrino per Roma. Lungo il cammino si imbatte nel flagello della peste. Anziché allungare il passo, si ferma ad assistere gli appestati. E così diventano tappe del suo pellegrinaggio le città e i paesi colpiti dal morbo. Raggiunta finalmente Roma e reso omaggio alla tomba di san Pietro, risale la Penisola, ma a Piacenza contrae anche lui la peste. Si ritira allora in un capanno sulle rive del fiume Trebbia per morirvi in solitudine, ma la sua forte fibra ha la meglio sul male. Le antiche agiografie, a questo punto, narrano che un cane (che tanti artisti dipingeranno o scolpiranno al fianco del santo), durante la degenza di Rocco appestato, provvide quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone e signore del luogo. Guarito, riprende il cammino, intenzionato a ritornare a Montpellier. Ad Angera, però, presso il Lago Maggiore, viene scambiato per una spia e rinchiuso in prigione, dove rimane per cinque anni in assoluta solitudine; dalla prigionia lo libera la morte avvenuta il giorno dell’Assunta del 1377 circa.
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Messaggero di Sant'Antonio