Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Giacomo degli Strepa, vescovo francescano (1340-1409), beato

Infaticabile apostolo della Polonia e della Russia nel XIV secolo, Giacomo Strepa nasce a Cracovia da nobile famiglia polacca intorno al 1340. Giovanissimo, affascinato dall’ideale francescano, si fa frate. Si aggrega quindi a un gruppo di missionari (francescani e domenicani), scegliendo come terra di missione l’Ucraina. Eletto guardiano del convento di Leopoli, si adopera per comporre i contrasti tra clero diocesano e religiosi, tra cattolici e ortodossi, propugnando il valore dell’unità dei cristiani. Posto a guida di una missione in terra russa, conduce con successo l’opera, tanto da essere eletto vescovo di Halicz, sede vescovile poi trasferita a Leopoli. Regge la diocesi con saggezza e impegno, costruendo chiese, monasteri, scuole, ospedali e affidando le parrocchie a sacerdoti degni e capaci. È sempre attento alle necessità dei poveri per i quali impegna le rendite del vescovado, vivendo lui nella più pura semplicità e povertà francescana. Tanti anche i meriti civili, per i quali è considerato «difensore e custode della patria». Muore il 20 ottobre 1409.
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Messaggero di Sant'Antonio