Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Commemorazione dei defunti dell’Ordine francescano

L’uso di commemorare in un solo giorno, il 2 novembre, tutti i defunti, è fatto risalire all’abate di Cluny, san Odilone, anche se ricordare nella preghiera le persone scomparse era praticato già nella Chiesa dei primi secoli. L’abate Odilone avvia la tradizione nel 998, proponendola a tutti i monasteri benedettini dipendenti da Cluny. Da lì, nel tempo la celebrazione rituale si diffonde in tutte le comunità cristiane. Su questa scia, l’Ordine francescano ha scelto il 3 novembre come giorno in cui ricordare tutti i suoi figli defunti, sacerdoti e religiosi del Primo Ordine, clarisse del Secondo Ordine e laici dell’Ordine secolare, unendovi il ricordo dei parenti e dei benefattori. Memore dell’insegnamento di san Francesco, che comandava ai suoi frati di pregare per i morti e nel segno dell’amore che lega i vivi ai confratelli che li hanno preceduti nell’osservanza della stessa Regola.
