Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Rosana Battista delle Grottaglie, clarissa (1610-1663), serva di Dio

Nata a Grottaglie (Taranto), in una famiglia di letterati e poeti, a 17 anni si votò a Dio nelle clarisse del suo paese. Orfana in tenera età, approfondì forse proprio per questo la sua profonda e fervida devozione a Maria, la madre di Dio. Il Sud d’Italia era in quel tempo (sec. XVII) in balia di disordini politici e, in parte, anche religiosi. Il monastero di S. Chiara si trovava in una posizione persino centrale, e perciò era stato preso di mira dai facinorosi. Era il 25 luglio 1647. Mentre il resto della comunità cercava rifugio in chiesa, attorno all’altare, suor Rosana Battista, allora abbadessa del monastero, come aveva fatto già santa Chiara con i saraceni che volevano depredare S. Damiano, si presentò alla finestra del monastero con un crocifisso in mano. E con dolci parole, la giovane trentasettenne, raccontano le cronache, riuscì a calmare i bollori degli animi esagitati: il risultato fu miracoloso, e Grottaglie fu esente da ulteriori eccidi e saccheggi.