Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Corrado Miliani, sacerdote francescano (1234-1289), beato

Di Corrado Miliani, nato ad Ascoli Piceno nel 1234, in seno a una delle più nobili famiglie della città, si racconta che, ancor ragazzetto, fosse solito inginocchiarsi davanti al coetaneo Girolamo Masci per rendergli omaggio. Interrogato sul perché, risponde di vedere l’amico già con le chiavi di San Pietro in mano, cioè Papa. Intanto, i due amici entrano nel convento francescano di Ascoli. Per Girolamo è il primo passo di una luminosa carriera che lo porterà al soglio di Pietro con il nome di Nicolò IV. Per Corrado, invece, i primi passi sulla via della santità. Novizio ad Assisi, studente di teologia a Perugia, dopo l’ordinazione sacerdotale, si dedica alla predicazione, prima nei paesi dell’Umbria e poi in Africa, primo missionario del Vangelo nella regione libica della Cirenaica. Tornato in Italia, il Papa lo invia alla corte del re di Francia per convincerlo a evitare la guerra con la Spagna. È il primo di diversi prestigiosi incarichi, tra cui quello di docente  di teologia a Parigi, che fanno di lui un religioso apprezzato e ricercato. Ciò non muta il suo stile di vita, segnato da austerità, severe penitenze e intensa devozione alla Santissima Trinità e alla Passione di Gesù. Convocato a Roma dall’amico Pontefice forse per consegnargli la porpora cardinalizia, per la malferma salute non conclude il viaggio. Muore nella sua città natale il 19 aprile 1289.
AprileMarzoMaggio

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Messaggero di Sant'Antonio