Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Monaldo da Ancona, Francesco da Petriolo e Antonio Cantoni da Milano, religiosi francescani e martiri (secolo XIII), beati

Monaldo da Ancona, Francesco da Petriolo e Antonio Cantoni da Milano sono frati francescani martiri in Armenia nel XIII secolo, colpevoli di predicare il cristianesimo in terra musulmana. Sul loro martirio ha steso un ampio e documentato resoconto il padre Carlino Grimaldi, allora guardiano di Trebisonda. Inviati in Armenia, i tre frati sono soliti predicare ai cittadini di Arzenga nel giorno di venerdì, riuscendo ogni volta a catturare sempre più l’attenzione e l’interesse dei presenti, tanto da preoccupare le autorità locali. Viene allora convocato il consiglio degli anziani e degli iman che decide di metterli a morte perché hanno offeso il loro Profeta e la loro legge. Nel corso della predicazione del venerdì della terza settimana di Quaresima sono arrestati e condotti nella piazza della città. Un abitante che cerca di difenderli viene immediatamente ucciso. I tre arrestati, incuranti delle minacce, professano davanti al tribunale la loro fede in Cristo, scatenando l’ira dei presenti che, sguainate le spade, prima li mutilano e poi li decapitano, mentre essi affidano la loro anima a  Dio. I corpi dei martiri sono poi abbandonati nella campagna in pasto alle bestie. Mani pietose riescono nei giorni seguenti a ricomporre alcuni resti e a dar loro un’onorata sepoltura.
MarzoFebbraioAprile

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Messaggero di Sant'Antonio