Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Giovanni Forest, sacerdote francescano e martire (1471-1538), beato

Inglese, di Oxford, dove nasce nel 1471, Giovanni Forest a diciassette anni entra nel convento di Greenwich dei frati minori osservanti. Ordinato sacerdote, la regina Caterina, moglie di Enrico VIII, lo sceglie come confessore. I buoni rapporti con la corte si guastano quando il re pretende che il Papa riconosca la nullità del suo matrimonio e l’avallo del nuovo legame con Anna Bolena. A causa del rifiuto papale e della successiva condanna, nel 1534, il re sopprime, tra l’altro, i conventi dei francescani, rei di non aver sostenuto la sua causa. Condannato ai domiciliari presso il convento dei francescani conventuali, padre Giovanni intrattiene corrispondenza con la regina Caterina e scrive un trattato contro Enrico VIII e in difesa dell’unità della Chiesa cattolica. Tanto basta per convincere l’irritatissimo sovrano a far arrestare l’irriducibile frate. In tribunale gli fanno firmare un documento nel quale è compresa la sua apostasia. Accortosi dell’inganno, ritrae tutto, segnando così la sua condanna al rogo, eseguita presso Smithfield il 22 maggio 1538.