Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Marzio, eremita e francescano secolare (1210-1301), beato

Nato a Pieve di Compresseto, nel territorio di Gualdo Tadino, esercitò per un certo tempo il mestiere di muratore, visitando nel tempo libero i malati e i bisognosi, che soccorreva generosamente. All’età di trentun’anni, devotissimo di san Francesco, vestì l’abito dei terziari francescani e, assieme ai tre fratelli, di cui uno già sacerdote, e ad altri, si ritirò in un eremo presso Gualdo, abbandonato dai frati francescani, perseverandovi ininterrottamente per sessant’anni in una vita austerissima e di intensa unione con Dio. Negli ultimi anni, divenuto cieco, sopportò la dura prova con ammirabile pazienza. Morì in estrema povertà come era vissuto, l’8 ottobre 1301.
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Messaggero di Sant'Antonio