Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Angelo Falcone d’Acri, sacerdote francescano (1669-1739), santo

Austerità, semplicità, esatta osservanza della Regola francescana, innocenza di vita e carità: queste le cinque gemme che devono impreziosire la vita dei frati cappuccini. A raccomandarle ai confratelli calabresi, in veste di ministro provinciale, è padre Angelo Falcone d’Acri, terra in cui è nato il 19 ottobre 1669. Tra i seguaci di san Francesco, Lucantonio si arruola a diciott’anni, ma solo dopo tante incertezze decide di restarci, facendo la professione dei consigli evangelici nel 1691. Ordinato sacerdote nel 1700, si dedica con successo alla predicazione diventando uno dei missionari più ricercati dell’Italia meridionale, sempre schierato dalla parte dei deboli contro gli abusi e le prepotenze dei potenti. Ricopre cariche importanti nell’Ordine fino a quella di Superiore della Provincia religiosa calabrese, che regge con intelligenza e comprensione tanto da essere chiamato l’«angelo della pace». Muore, stremato dalla fatica di trentotto anni di apostolato indefesso, il 30 ottobre 1739.