Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Nicolò da Forca Palena, francescano secolare e eremita (1349-1449), beato

La lunga vita del Beato ebbe inizio in una modesta casa di Forca (Chieti), tra le montagne abruzzesi, il 10 settembre 1349. A causa di un devastante terremoto, a circa trenta anni, con i suoi compaesani, fu costretto a trasferirsi nella vicina Palena. Così, in una situazione più tranquilla, intraprese la vita religiosa. Nominato vicecurato della chiesa di Sant’Antonio, conquistò, per la grande bontà d’animo, la benevolenza del clero e del popolo e il suo ministero sacerdotale fu, per circa venti anni, molto intenso. Dopo un pellegrinaggio a Roma, sulle tombe degli apostoli e dei martiri, sentì il desiderio di una vita più raccolta e austera. Trasferitosi nella città eterna entrò in una comunità di eremiti guidata da Rinaldo di Piedimonte che non aveva una regola particolare, ma era aggregata al Terz’Ordine Francescano. Il cenobio sorgeva in una torre vicino alle terme di Nerone, presso la chiesa di S. Salvatore. Doti intellettuali e virtù morali eccellenti gli procurarono la fiducia dei confratelli e fu dunque naturale che, su indicazione dello stesso Rinaldo, venisse eletto, dopo la sua morte, successore nella carica di priore. Successivamente il Beato, visto il numero crescente degli aspiranti compagni, fondò a Napoli un cenobio per gli eremiti di Sperlonga che prese il nome di S. Maria delle Grazie. Nel 1419 tornò a Roma e diede vita, sul Gianicolo, ad un romitorio con patrono Sant’Onofrio (anacoreta del IV secolo della Tebaide). Novantenne, diede ancora inizio alla costruzione della chiesa annessa al romitorio mentre, con i suoi compagni, confluiva nella congregazione del B. Pietro Gambacorta, i Girolamini, approvati nel 1446. Nicolò morì centenario il 1° ottobre 1449. Il paese di Palena lo scelse come compatrono il 14 marzo 1638.
MarzoFebbraioAprile

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Messaggero di Sant'Antonio