Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Emanuele Ruiz, sacerdote francescano (1804-1860) e compagni martiri, beati

«Noi non abbiamo che un’anima. Perduta quella, è perduto tutto. Siamo cristiani e vogliamo morire cristiani». Queste le ultime parole pronunciate dal francescano Emanuele Ruiz, prima di venire ucciso, assieme a sette confratelli, il 10 luglio del 1860, dai Drusi di Damasco, setta religiosa composta da fanatici di origine musulmana sciita, che per anni semina morte tra i cristiani. Gli otto francescani si sono rifugiati, assieme a tre cristiani maroniti, tra le solide mura del convento, di cui padre Ruiz, nato a Santander (Spagna) il 5 maggio 1804, è superiore. Traditi da un inserviente, vengono massacrati, con la ferocia che distingue i fondamentalisti islamici.
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Messaggero di Sant'Antonio