Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Liberata Ferrarons y Vives, francescana secolare (1803-1842), serva di Dio

Nasce a Olot (Spagna) il 19 aprile 1803. A causa dell’infermità del padre e delle misere condizioni familiari, a soli sei anni di età fu costretta a mendicare il necessario per vivere. Due anni dopo, cominciò a lavorare in una filanda, distante da casa cinque chilometri, percorsi ogni giorno a piedi e con qualsiasi tempo. In questa e altre filande lavorò per tutta la sua breve vita, guadagnandosi con il suo esempio l’ammirazione delle compagne. Cercava di santificare il lavoro non solo compiendolo professionalmente in modo ineccepibile, ma pure con il ricorso frequente alla preghiera in privato e in pubblico, alla quale si univano volentieri anche le sue compagne di lavoro. Si iscrisse all’Ordine francescano secolare e ad altre confraternite. Nel 1829 fu costretta, a causa di una malattia, a lasciare la fabbrica. Aveva 27 anni quando il male la condannò a letto, dal quale non si sarebbe più alzata. Passò così gli ultimi dodici anni della sua vita sacrificandosi nel dolore per la salvezza delle anime e per riparare i peccati del mondo.