Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Benedetto d’Arezzo, sacerdote francescano (†1280), beato

Originario di Arezzo, sarebbe stato accolto nell’Ordine francescano dallo stesso san Francesco, che lo stimava così tanto da volerlo ben presto come ministro della provincia della Marca. Fu in seguito missionario in Oriente: Grecia, Romania, Costantinopoli, Siria; dove si prodigò per l’unione tra la Chiesa latina e quella greca. Sarebbe suo merito se Giovanni di Brienne, imperatore-reggente a Costantinopoli, decise di indossare il saio francescano in punto di morte (è sepolto nella Basilica Inferiore di Assisi). Morirà santamente ad Arezzo, ma non prima di un “passaggio” miracoloso in paradiso, accolto da Elia ed Enoch: la nave che lo stava riportando in Italia si trovava in grande difficoltà e pericolo, e gettate le sorti per sapere chi bisognava buttare a mare, fu estratto a sorte proprio p. Benedetto. Ma il novello Giona, fu salvato da una nuvola, che prima lo trasportò in cielo, appunto, e poi lo riportò a terra sano e salvo.
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Messaggero di Sant'Antonio