Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Massimiliano Kolbe, sacerdote francescano e martire (1894-1941), santo

È la vigilia di ferragosto del 1941, quando il medico del campo di Auschwitz entra nella cella per “finire” con un’iniezione di acido fenico i condannati a morire di fame sopravvissuti oltre il previsto. Tra loro c’è padre Massimiliano Kolbe, francescano conventuale polacco, nato a Zdunska Wola nel 1894. In quella terribile situazione si è messo da solo, avendo chiesto di sostituire un conterraneo con moglie e figli, e speranza di rivederli, condannato con altri come rappresaglia per alcuni prigionieri evasi. La sua decisone è la logica conclusione di una vita dedicata alla causa del Vangelo, attraverso la devozione all’Immacolata, al cui radicamento nel cuore dei fedeli mette intelligenza, fantasia e intraprendenza. Fonda a pochi chilometri da Varsavia e a Nagasaki, in Giappone, due Città dell’Immacolata, i cui cittadini, tutti frati, si dedicano, vivendo in rigorosa povertà, all’apostolato per mezzo della stampa, pubblicando riviste, come «Il Cavaliere dell’Immacolata», con eccezionali tirature.