Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Festa della Traslazione di sant’Antonio

I devoti di sant’Antonio il 15 febbraio ricordano la prima traslazione delle spoglie mortali del Santo dalla chiesetta di Santa Maria Mater Domini alla grande basilica quasi ultimata. Il rito, presieduto dal ministro generale dei francescani, san Bonaventura, avviene l’8 aprile 1263, ed è preceduto dalla ricognizione del corpo del Santo, morto da 32 anni. Lo stupore, che coglie tutti i presenti quando tra le spoglie del Santo viene trovata incorrotta la sua lingua, fa esclamare a san Bonaventura: «O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora si conosce quanto grandi furono i tuoi meriti presso Dio». La lingua simboleggia l’apostolato della Parola che Antonio ha esercitato per annunciare agli uomini del suo tempo l’amore e la misericordia di Dio, il fatto che sia stata preservata dalla corruzione testimonia la presenza del Santo nella Chiesa, voce viva che la morte non è riuscita a spegnere.