Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Felice da Cantalice, religioso francescano (1515-1587), santo

Felice gira per la Roma cinquecentesca, dove trascorre gran parte della sua vita, con la bisaccia a tracolla, chiedendo l’elemosina per i poveri e ringraziando chi gli dà qualcosa, e anche chi non gli dà nulla, con un serafico: «Deo gratias». Uomo semplice, nasce in una famiglia di contadini a Cantalice (Rieti), nel 1515. Fino a trent’anni, lavora i campi. Poi va a Roma, dove si fa frate cappuccino, imponendosi subito per la sua semplicità e lo spirito gioviale e faceto. È amico di san Filippo Neri, e il grande san Carlo Borromeo lo onora della sua stima. Ambedue ricorrono a lui per consigli, e gli si inchinano dinanzi, suscitando stupore nella Roma un po’ fatua del tempo. L’umile cappuccino, amato dai poveri e dai grandi, muore il 18 maggio del 1587, rapito nella visione della Madonna.
MaggioAprileGiugno

Registrati
Esegui Login
Messaggero di Sant'Antonio